BCE 5 febbraio 2026: preview riunione, tassi fermi al 2%

La BCE si prepara alla prima riunione del 2026 con i tassi sui depositi fermi al 2,00% da quattro meeting consecutivi. Il Consiglio direttivo si riunirà il 4 e 5 febbraio a Francoforte, con l'annuncio previsto alle 14:15 e la conferenza stampa di Christine Lagarde alle 14:45. I mercati monetari assegnano meno del 10% di probabilità a un taglio dei tassi.
Per chi sta valutando un mutuo, la pausa prolungata della BCE significa stabilità: l'Euribor 3 mesi si è assestato intorno al 2,04%, mentre l'IRS a 20 anni è salito al 3,25%. La nostra guida Mutuo a Tasso Fisso vs Mutuo a Tasso Variabile aiuta a orientarsi tra le due opzioni in questo scenario.
Perché i tassi resteranno fermi
Il consenso tra analisti è netto: la BCE non modificherà i tassi il 5 febbraio. Josefina Rodriguez di Vanguard ha sintetizzato la posizione prevalente: "La nostra previsione di base è che la BCE manterrà i tassi al 2% per tutto il 2026, con un orientamento che consideriamo neutrale". L'ultimo sondaggio Reuters di gennaio 2026 indica che l'85% degli economisti intervistati (67 su 79) non prevede alcun cambiamento nel corso dell'anno, in aumento rispetto al 66% di novembre.
I numeri supportano la cautela. L'inflazione nell'eurozona è scesa all'1,9% a dicembre 2025 — dato rivisto al ribasso da Eurostat rispetto alla stima flash iniziale del 2,0% — e le proiezioni BCE vedono un'inflazione all'1,9% nel 2026, all'1,8% nel 2027 e al 2,0% nel 2028. La crescita del PIL è attesa all'1,2% nel 2026, rivista al rialzo rispetto all'1,0% delle proiezioni di settembre.
Tassi BCE in vigore: depositi 2,00% | rifinanziamento principale 2,15% | prestito marginale 2,40%. Quarta pausa consecutiva dopo otto tagli cumulati dal 2024.
Lagarde ha ribadito che la BCE si trova in una posizione "buona ma non statica", senza forward guidance né percorso predeterminato. La decisione dell'ultimo meeting di dicembre è stata unanime, e il board concorda sulla necessità di "lasciare aperta ogni opzione".
Il dibattito nel Consiglio direttivo: colombi e falchi
La superficie di consenso nasconde tensioni reali. Isabel Schnabel, membro tedesco del comitato esecutivo, ha dichiarato a Bloomberg di sentirsi "piuttosto a suo agio" con l'idea che la prossima mossa sui tassi sia un rialzo, non un taglio. Le sue motivazioni: spinte inflazionistiche derivanti dalla spesa pubblica in crescita, stimoli fiscali e un possibile aumento del tasso neutrale collegato all'intelligenza artificiale.
I mercati hanno reagito: gli swap monetari hanno incorporato 13 punti base di possibile inasprimento entro dicembre 2026, e Bloomberg riporta una probabilità superiore al 50% di un rialzo dei tassi nel corso dell'anno. Deutsche Bank Research considera possibile un primo aumento di 25 punti base già a fine 2026.
Sul fronte opposto, il governatore della Banca di Francia Villeroy vede rischi di inflazione "in entrambe le direzioni, ma in particolare al ribasso", e il finlandese Olli Rehn condivide questa lettura. Il vicepresidente De Guindos ha confermato l'8 gennaio che i "tassi al 2% restano al livello adeguato", mentre Piero Cipollone ha dichiarato il 28 gennaio a El País che "il PIL si è dimostrato resiliente e ci aspettiamo dati che potrebbero persino superare le previsioni".
Carsten Brzeski di ING ha riassunto la situazione: la BCE manterrà i tassi invariati "nel prossimo futuro", e qualsiasi futura variazione sarà un taglio, non un aumento, almeno fino alla tarda primavera del 2026.
Euribor e IRS a fine gennaio: i parametri per i mutui
L'Euribor 3 mesi si muove in un corridoio stretto tra 2,02% e 2,04% per tutto gennaio 2026, senza variazioni significative rispetto alla chiusura del 2025 (2,002%). Le previsioni indicano stabilità intorno al 2,02-2,03% per febbraio, con un possibile calo verso l'1,98% entro marzo.
L'IRS racconta una storia diversa. Il 20 gennaio l'IRS a 10 anni è salito al 2,95% dal 2,87% di inizio mese, e l'IRS a 20 anni ha toccato il 3,25% dal 3,15%. Questa tensione riflette le incertezze sul futuro dell'inflazione e della politica fiscale europea — in particolare il piano tedesco di aumento della spesa per la difesa, che potrebbe spingere i rendimenti a lungo termine.
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- Differenza: circa 43 euro al mese, ovvero 516 euro all'anno
Il differenziale si è leggermente ampliato rispetto a dicembre perché l'IRS è salito mentre l'Euribor è rimasto stabile. Per chi cerca certezza a lungo termine, il fisso resta un'opzione valida. Per chi accetta oscillazioni in cambio di un risparmio immediato, il variabile offre condizioni ancora competitive.
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Un dato da monitorare il 4 febbraio
Il giorno prima dell'annuncio BCE, il 4 febbraio, Eurostat pubblicherà la stima flash dell'inflazione per gennaio 2026. I dati PMI di inizio anno segnalano una riaccelerazione dell'inflazione nei servizi, con i prezzi di vendita al livello più alto da aprile 2024. Se la stima flash dovesse superare il 2%, il tono della conferenza stampa di Lagarde potrebbe cambiare, pur senza impatti sulla decisione sui tassi di febbraio — già ampiamente scontata.
Le nuove proiezioni macroeconomiche dello staff BCE arriveranno solo alla riunione di marzo (18-19 marzo), dove il quadro potrebbe aggiornarsi in modo più significativo. Per ora, la BCE osserva e valuta l'effetto cumulato degli otto tagli precedenti sull'economia reale.
Come valutare le opzioni prima del 5 febbraio
Per chi deve accendere un mutuo nelle prossime settimane, la riunione di febbraio non cambierà le condizioni di mercato. Tassi fermi significa Euribor stabile e rate variabili invariate. L'attenzione va posta piuttosto sull'andamento dell'IRS, che determina le offerte a tasso fisso e ha mostrato volatilità a rialzo nelle ultime settimane.
Le migliori offerte di gennaio vedono il TAN fisso green dal 2,75% (Crédit Agricole Greenback) e il variabile dal 2,37%. Per un confronto dettagliato delle condizioni bancarie, il nostro confronto mutui gennaio 2026 analizza le principali offerte con simulazioni su diversi importi.
La finestra per bloccare un tasso fisso competitivo resta aperta, ma la direzione dell'IRS nelle prossime settimane sarà il vero indicatore da seguire. Chi preferisce il variabile può contare su un Euribor ancorato al 2% almeno fino a primavera, con previsioni di discesa graduale verso l'1,5-1,6% entro fine anno.