Inflazione dicembre 2025: Italia 1,2%, Eurozona al 2%

L'Eurozona chiude il 2025 con l'inflazione al 2,0%, esattamente sul target BCE. In Italia i prezzi salgono dell'1,2% su base annua a dicembre, confermando un quadro di stabilità che rafforza lo scenario di tassi fermi nei prossimi mesi.
I dati pubblicati il 7 gennaio 2026 da Eurostat e ISTAT delineano un contesto favorevole per chi cerca un mutuo: con l'inflazione sotto controllo, la BCE non ha motivi urgenti per modificare i tassi. Per orientarsi tra tasso fisso e variabile, questo scenario offre margini di valutazione più ampi rispetto ai mesi passati.
Eurozona: il ritorno al 2%
La stima flash Eurostat (preliminare, soggetta a revisione il 19 gennaio) segna inflazione annua al 2,0% a dicembre, in calo dal 2,1% di novembre. È il livello più basso da agosto 2025 e rappresenta il ritorno esatto all'obiettivo di medio termine della BCE.
La composizione mostra dinamiche differenziate:
- Servizi: 3,4% (dal 3,5% di novembre), componente ancora "sticky"
- Alimentari: 2,6% (dal 2,4%), in lieve accelerazione
- Energia: -1,9% (dal -0,5%), deflazione marcata
- Beni industriali: 0,4% (stabile)
L'energia in deflazione (-1,9%) compensa la persistenza dei servizi sopra il 3%. È questa dinamica a riportare l'inflazione complessiva al target.
La BCE nelle proiezioni di dicembre 2025 stima inflazione all'1,9% nel 2026 e all'1,8% nel 2027, con ritorno al 2% nel 2028. Numeri che confermano la fase di "soft landing" dell'economia europea.
Italia: dinamica contenuta con qualche tensione
L'ISTAT registra inflazione all'1,2% a dicembre, in lieve aumento dall'1,1% di novembre. La variazione mensile è +0,2%. Il dato è superiore alle attese del mercato (1,1%) ma resta ampiamente sotto la media europea.
Dove salgono i prezzi in Italia:
- Trasporti: +2,6% (dal +0,9%), voce con maggior accelerazione
- Alimentari non lavorati: +2,3% (dal +1,1%)
- Alimentari lavorati: +2,6% (dal +2,1%)
Dove scendono:
- Energetici regolamentati: -5,3% (dal -3,2%)
L'inflazione di fondo (al netto di energia e alimentari freschi) sale all'1,8%, segnale di pressioni sottostanti ancora presenti ma contenute. Il "carrello della spesa" segna +2,2% annuo.
In media, il 2025 chiude con inflazione all'1,5%, in accelerazione rispetto all'1,0% del 2024. Pesa soprattutto il balzo degli energetici regolamentati (+16,2% medio annuo).
Cosa significa per i mutui
Con l'inflazione europea sul target e quella italiana ben sotto, la BCE ha scarsi incentivi a tagliare ulteriormente i tassi nel breve periodo. Il tasso sui depositi resta al 2,00%, confermato nella riunione del 18 dicembre 2025.
L'Euribor 3 mesi quota 2,026% al 6 gennaio 2026. Le previsioni di mercato indicano stabilità attorno al 2% per l'intero primo semestre, con possibile lieve calo verso l'1,9% solo se l'inflazione scendesse sotto le attese BCE.
Per i mutuatari questo scenario si traduce in:
Mutui a tasso variabile: rate stabili nei prossimi mesi. Con Euribor fermo attorno al 2%, i TAN oscillano tra 2,30% e 2,80% a seconda dello spread bancario. Dai nostri calcoli, un mutuo da 150.000 euro a 25 anni con TAN 2,40% genera una rata di circa 665 euro*.
Mutui a tasso fisso: gli IRS (swap a 20-25 anni) si attestano attorno al 3,20%, con TAN bancari tra 2,75% e 3,30%. Attualmente Intesa Sanpaolo propone TAN 2,85%, Crédit Agricole parte da 2,79%, BPER da 2,89%*. Stesso importo e durata, con TAN 2,90%, significa rata attorno a 704 euro.
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Strategie per il primo trimestre 2026
Lo scenario è di stabilità. Le proiezioni BCE di dicembre 2025 indicano inflazione all'1,9% nel 2026 e all'1,8% nel 2027, con ritorno al 2% nel 2028. Tassi fermi ancora per mesi.
Chi sta valutando un mutuo può sfruttare questa finestra con qualche accortezza:
Per il variabile: lo spread bancario conta più dell'Euribor. Con il parametro di riferimento stabile attorno al 2%, le differenze tra banche (spread 0,9%-1,5%) determinano il costo effettivo. Privilegiare offerte con spread sotto l'1,2% e, se disponibile, opzione cap.
Per il fisso: la differenza con il variabile si è ridotta a 40-60 punti base. Il fisso offre protezione nel caso di rialzi inattesi legati a shock esterni (energia, geopolitica). Per chi ha orizzonte lungo (25-30 anni), il costo assicurativo è contenuto.
Per la surroga: mutui stipulati nel 2022-2023 con TAN sopra il 3,5% possono beneficiare di riduzioni significative. L'inflazione stabile rende improbabile un ulteriore calo dei tassi nel breve, quindi attendere potrebbe non portare vantaggi.
Le condizioni sono buone, ma non miglioreranno a breve. Chi ha i requisiti può procedere senza attendere segnali che potrebbero non arrivare.